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Per
il centenario della Statua della Libertà, che tutta l'America si accingeva a
festeggiare
con la massima solennità, il Progresso Italoamericano indisse, fra i
lettori, un referendum,
della durata di tre mesi, alla ricerca dei dieci italo-americani più illustri
ai quali conferire,
in una cerimonia solenne presso l'Ambasciata d'Italia a Washington, la Medaglia
della Libertà a
nome del più vecchio e autorevole giornale italiano degli Stati Uniti.
Chi lo avrebbe creduto? Fin dalla prima delle molte graduatorie parziali apparve
il mio nome, dopo
quello di Modigliani, premio Nobel. Invece della mamma, ero io che ora esclamavo,
incredulo: «Gesù!
Gesù!»
Finire all'ultimo posto sarebbe stato già argomento di gloria; ma nella graduatoria
finale,
pubblicata nel Progresso, io mi vidi quarto, dopo due premi Nobel e un
compositore di fama mondiale.
Eccola:
1. Franco Modigliani, premio Nobel per l'economia;
2. Giancarlo Menotti, fondatore del 'Festival dei Due Mondi';
3. Emilio Segrè, premio Nobel per la fisica;
4.
Joseph Tusiani, poeta e traduttore;
5. Padre Joseph Cogo, segretario nazionale dell'Acim;
6. Marie M. Lambert, prima ed unica donna premiata con il 'Law Day';
7. Licia Albanese, soprano, presidente della Puccini Foundation di New York;
8. Marco Cangialosi, industriale:
9. Frank Capra, regista cinematografico;
10. Anne Paolucci, fondatrice del 'Colombus Countdown 1992'.
Nell'editoriale del 10 ottobre, «Ecco i nostri giganti», il Progresso
scrisse, fra l'altro:
«I dieci premiati di oggi, scelti democraticamente dai nostri lettori, hanno
di che essere orgogliosi: le
dieci medaglie che l'Ambasciatore Petrignani consegnerà
loro, costituiscono anche un
simbolico riconoscimento dei sacrifici di milioni di nostri connazionali che,
negli anni della grande
migrazione, giunsero su questa sponda dell'Atlantico lasciandosi alle spalle
un passato di
privazioni per un futuro incerto, in un Paese del quale non conoscevano la lingua
e i costumi».
(da Joseph Tusiani, La parola Antica,Fasano, Schena Editore, 1992, pp. 263-64)
* * *
Al senatore John Fitzgerald Kennedy, nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali, in una visita al College of Mount Saint Vincent, fu presentato il prof. Joseph Tusiani. "Quello che ha tradotto Michelangelo?" chiese il candidato presidente. "Se sarò eletto", continuò "le farò incidere le sue liriche per la biblioteca del Congresso". Il Presidente mantenne la parola. Il Tusiani potè incidere, per la Library of Congress di Washington, una scelta di sue liriche inglesi.
* * *
Quanti
versi latini ha scritto il Tusiani, pubblicati e inediti?
Più di 8.300.
Qualche
paragone con i poeti latini classici?
Il Tibullo sicuro, ossia quello dei primi due libri del
cosiddetto Corpus Tibullianum, si
compone solo di 1240 versi.
Catullo
intero (quello che ci resta, ovviamente) è costituito da 2319 versi.
Properzio, in quattro libri di elegie, ha scritto 4018 versi.
Lucrezio, con i sei libri del suo De rerum natura, raggiunge 7415 versi.
Persio ha lasciato 664 versi.
Giovenale arriva a 3827.
Lucano raggiunge gli 8058.